News - Muccio & Counselors

Muccio & Counselors
Studio Legale - Law Firm - Firma de Abogados – للمحاماة - 律师事务所 – Anwaltskanzlei - Cabinet d'Avocats
Bona fides exigit ut quod convenit fiat
M&C
Vai ai contenuti

News

Info & Utilities
TUTTI I PROVVEDIMENTI SULL'EMERGENZZA COVID AL SEGUENTE LINK
Violazione delle restrizioni previste dai decreti sul Coronavirus
Con il decreto legge approvato il 24 Marzo 2020 (decreto Lockdown) il Consiglio dei Ministri fa ordine sistematico nella decretazione d’urgenza di questi giorni.
Il decreto elenca una serie di restrizioni e di regole, accorpando quelle adottate con i diversi Dpcm: dallo stop agli spostamenti alla possibile chiusura di strade e parchi.
Tra queste misure:
  • la limitazione della circolazione delle persone, il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per i soggetti in quarantena perché contagiati e la quarantena precauzionale per le persone che hanno avuto contatti stretti con soggetti contagiati.
  • la limitazione, la sospensione o il divieto di svolgere attività ludiche, ricreative, sportive e motorie all’aperto o in luoghi aperti al pubblico.
Quali sono le nuove sanzioni previste in caso di violazione delle misure previste dal decreto legge?
Nel decreto legge si prevede che il mancato rispetto delle misure di contenimento COVID-19 sia punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro, salvo ovviamente che il fatto costituisca reato.
Sempre nel testo del decreto si precisa che, d’ora in avanti, non si applicheranno più le sanzioni penali di natura contravvenzionale previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità.
Questo significa che, a partire da oggi 25 marzo 2020, chiunque venga fermato dalle Forze dell’Ordine fuori della propria abitazione per futili motivi ovvero senza un valido motivo che non sia quello dei comprovati motivi di lavoro, di assoluta urgenza per trasferimento in Comune diverso, situazioni di necessità o motivi di salute (come previsti nell’ultimo modulo di autocertificazione  del 23 marzo 2020 scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno), rischia non più una denuncia penale per violazione dell’articolo 650 del Codice penale “Inosservanza di provvedimento dell’Autorità” – come previsto nel precedente DPCM del 22 marzo 2020 – che prevede l’applicazione dell’ammenda di 206 euro o l’arresto fino a tre mesi, bensì una sanzione amministrativa da 400 euro fino a 3000 euro, che potrà essere aumentata fino ad un terzo (ovvero fino a 4000 euro) se il fatto è commesso alla guida di un veicolo o in caso di recidiva.
Si precisa che l'entità della sanzione amministrativa sarà stabilita dal Prefetto e nel frattempo si avrà la possibilità di presentare scritti difensivi entro 30 giorni dall'inizio del procedimento.
Che cosa succede nel caso in cui venga elevata la sanzione amministrativa per violazione delle norme anti coronavirus previste nel nuovo decreto legge?
La competenza in materia spetta al Prefetto del luogo ove è stata commessa la violazione; se questi ritiene che non vi siano i presupposti per contestare la violazione, procederà ad archiviare il procedimento; nel caso invece in cui il Prefetto ritenga che sussistano i presupposti della contestazione, provvederà ad emettere nei confronti del trasgressore un’ordinanza ingiunzione che verrà notificata al destinatario nella quale specificherà l'importo che andrà pagato nel termine di 60 giorni.
Contro tale provvedimento è ammesso ricorso alternativamente al Prefetto o al Giudice di Pace (alla pari di quanto avviene per le normali contravvenzioni al codice della strada) entro 30 giorni dall'avvenuta notifica.
In caso di mancato pagamento della sanzione amministrativa nei termini previsti e di mancata impugnazione del provvedimento nei termini di legge, il Prefetto provvederà ad iscrivere a ruolo per il recupero coattivo della somma (maggiorata di interessi e spese di riscossione).
Si noti che se la violazione alle norme anti coronavirus è compiuta con un veicolo, la sanzione amministrativa sarà aumentata fino ad un terzo, ma in tal caso responsabile in solido per il pagamento della sanzione sarà anche il proprietario del veicolo se è persona diversa dal conducente, a meno che non provi che la circolazione sia avvenuta contro la sua volontà (ad esempio perché il veicolo gli è stato rubato).
Non sono stati invece introdotti come sanzioni accessorie, anche se erano stati previsti inizialmente nell'originario testo di legge, il sequestro e la confisca dei veicoli e dei motocicli per mezzo dei quali erano state commesse le violazioni alle misure restrittive introdotte dal nuovo decreto.
Nei casi di mancato rispetto delle misure previste per pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, quali sono le sanzioni previste?
È prevista l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni e in caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.
Che cosa succede per coloro che sono già stati denunciati dalle Forze dell’Ordine per la violazione dell’art. 650 del codice penale, in quanto colti “in flagranza”a spostarsi senza alcun valido motivo?
È necessario premettere che secondo gli ultimi dati relativi al monitoraggio di controllo diffusi dal Viminale (25 marzo 2020), le persone denunciate per essere uscite di casa nonostante i divieti per violazione dell’articolo 650 del codice penale "Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità" sono per l’esattezza 109.964.
Ciò premesso, si precisa nel decreto che le disposizioni ivi contenute sostituiscono le sanzioni penali con sanzioni amministrative, le quali si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
In sostanza, questo nuovo decreto ha “depenalizzato di fatto” tutte le violazioni commesse ai sensi dell’art. 650 del codice penale che fino a ieri costituivano reato, essendo stato previsto che le sanzioni amministrative introdotte vanno a sostituire quelle contravvenzionali previste dall’art. 650 del codice penale che prevede – si ricorda – l’applicazione dell’ammenda di 206 euro o l’arresto fino a tre mesi.
Dette sanzioni amministrative, pertanto, opereranno retroattivamente, facendo venire meno gli effetti delle denunce e le conseguenze penali (ovvero l’annotazione nel casellario giudiziale in caso di condanna) per coloro che siano già stati fermati dalle Forze dell’Ordine, ma resteranno esclusivamente le sanzioni amministrative. Questo, sempre che il procedimento penale scaturito a seguito della denuncia per il reato di cui al 650 del codice penale non sia stato definito con sentenza o con decreto penale divenuti irrevocabili, ma in tali casi le sanzioni sono applicate nella misura minima.
Situazione ben diversa, invece, per i positivi al coronavirus che violando la quarantena sono stati fermati dalle Forze dell’Ordine fuori dell’abitazione: in tal caso, restano gli effetti e le conseguenze penali della relativa denuncia per violazione dell’articolo 452, comma 1 e 2 del Codice penale punito con la pena della reclusione da 1 a 5 anni.
Così come resteranno gli effetti delle denunce e le conseguenze penali per gli altri comportamenti costituenti reato, come ad esempio per chi, consapevole di essere affetto da COVID-19, contagia volontariamente altre persone, risponderà di lesioni personali o anche di omicidio volontario a seconda delle conseguenze provocate; chi, invece, viola le regole di prudenza raccomandate, senza avere l’intenzione di diffondere il contagio, potrebbe rispondere di lesioni o di omicidio colposi.
Quale altra fattispecie di reato potrebbe essere contestata al soggetto in caso di violazione delle norme anti coronavirus?
L’articolo 260 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie – Regio Decreto numero 1265 del 27 luglio del 1934 – recita testualmente:“Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione o un’arte sanitaria la pena è aumentata.”
In questo contesto, appare rivestire carattere di specialità la norma di cui all’articolo 260 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie che prevede un’ulteriore fattispecie contravvenzionale: “Inosservanza dell’ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo”.
Tuttora in vigore, questa disposizione sanziona la condotta in modo più rigoroso rispetto all’articolo 650 del codice penale; la sanzione penale infatti non è alternativamente quella dell’arresto o dell’ammenda, ma cumulativamente di entrambi.
Per questo motivo all’indagato – imputato per questo tipo di reato contravvenzionale, non sarà possibile chiedere ed ottenere l’oblazione, come viceversa ammesso nel caso in cui il reato contestato sia quello di cui all’articolo 650 del codice penale.
La contestazione di questo reato appare ad oggi l’orientamento più seguito da diverse Procure della Repubblica nel caso di inottemperanza alle misure restrittive anticontagio.
Stare a casa non è l'unica modo per evitare il contagio. Sebbene sia il più sicuro, non tutti possono farlo e certamente non è possibile restare per sempre tra le proprie mura domestiche. Per chi deve recarsi al lavoro o solamente andare a comprere un medicinale o acquistare i generi alimentari potrebbe essere utile un video diffuso dal Canadian Specialist Hospital (Dubai).
P. IVA  08451431004
info@muccio-counsel.eu
Sede Roma - Via Carlo Poma n. 4 -  00195
 Fax.: 06.2057347 – Voicemail /e-fax 1782700690
Torna ai contenuti